Scuola per dj...o anche no?
[ 17/01/2011 ]

SCUOLA PER DJ…. O ANCHE NO?

Piero Fidelfatti The Art of Djing

 

Frequentare dei corsi o imparare da soli? E i corsi per dj sono interessanti o inutili? Tra le varie iniziative legate al progetto "the Art of Djing", il sondaggio sulla "professione dj" online ha fatto trasparire un aspetto importante, quello della formazione dei dj. Sono pienamente d'accordo sul fatto che questo è un lavoro che si apprende con la pratica, acquisendo esperienza e capacità con il passare degli anni, però ritengo che sia importante una formazione di base, importante per qualsiasi attività o disciplina, soprattutto artistica. Per molti anni in Italia la scuola per dj ha rappresentato per i giovani qualcosa d'affascinante e determinante per la loro professione. A parte alcuni casi, queste scuole o corsi per dj, sono però ora considerati inutili. All'estero invece ci sono addirittura delle cattedre universitarie che integrano seminari sulla professione del dj.
Proposi il primo corso per dj e operatori musicali, esattamente trenta anni fa, creando una vera scuola con relatori tra i più importanti del panorama musicale, non solo disc jockey, ma tecnici e discografici. Ancora oggi dopo avere contribuito alla formazione di alcuni tra i più validi dj del panorama italiano. Oggi alla domanda "come posso diventare un bravo e famoso dj?" rispondo di affiancarsi a un collega, seguirlo per carpirne i segreti e consigli, ascoltare e imparare dalle sue scelte e dai suoi errori, perché prima o poi l'occasione arriva, al suo primo impegno artistico o per un "mal di testa", si può essere la persona più adatta a sostituirlo. Ma, poiché non è facile trovarsi in questa condizione, per molti l'alternativa rimane quella di imparare da soli. Tuttavia, la sola passione non basta. I "Master in djing" e l’esperienza della School of dj hanno arricchito la mia conoscenza soprattutto a livello umano non solo tecnico.  L’aspirazione per molti ragazzi e ragazze e ancora viva con grande interesse perché intravedono in questa passione la possibilità di diventare “famosi” e anche se per un breve periodo di tempo un lavoro ben retribuito. Ma non è cosi, considero i miei corsi più dei seminari, costruendo nel corso degli anni dei”libri” di scuola, materiale unico per raccontare la storia del dj e dell’evoluzione tecnica tramite Video e Tools creati per gli esercizi di mixing, fare sentire l’evoluzione tecnica del mixaggio attraverso un percorso d’ascolto di dischi mix o i primi album non stop mixati o con Slide per spiegare i vari stili e generi musicali. Chi ha avuto la fortuna di assistere al mio seminario di lunedì 19 Aprile 2010 al Dj Clinic si è reso conto di come si possa veramente parlare di Cultura del dj.  Iniziare questo lavoro  per i giovani era arduo e costoso. Oggi la tecnologia entry level permette a tutti di provare, il mio consiglio e quello di non fare grandi investimenti, se poi ci accorgiamo che fare il dj non è nelle nostre “corde”. Fino agli anni Novanta una delle aspirazioni dei giovani dj era mixare dei dischi per farsi la cassettina, per poi proporla ad amici o gestori di locali. Oggi ci rinunciano in partenza, sapendo che non serve a niente. Certamente per loro e più interessante e gratificante perdere tempo sul computer per cercare di "mettere su un pezzo" per il tanto sperato primo disco, ma anche qui è oggi altrettanto dura. Uno degli intenti primari di un corso per dj deve essere, a mio parere, quello di offrire ai partecipanti la possibilità di una full immersion con gli strumenti di lavoro top, ma anche entry level, mettendo a disposizione dei Tools creati appositamente per apprendere e allenarsi in proprio. Una mia personale convinzione e quella che si debba mettere in condizione chi intende intraprendere questa carriera di saper usare gli strumenti che un domani troveranno nelle consolle in discoteca, così come è importante conoscere il proprio "dj set". Una figura in Italia che sta prendendo piede è il "dj mobile", un dj in grado di suonare con la propria attrezzatura in club, pub, disco bar ecc. Una volta bastava arrivare in discoteca solo con le flight case dei dischi, oggi essere un "dj mobile" comporta una certa preparazione, anche tecnica, sulle apparecchiature. In una  intervista fattami da Rai Radio Uno, di una ventina di anni fa, i presentatori di turno affermarono che c'erano troppi disc jockey, molti improvvisati, e che questa professione era ancora legata a fattori temporanei legati al successo momentaneo, tipo il lavorare in un locale di successo, o agganciarsi a una moda musicale. Credo che a distanza di tanti anni, non sia cambiato molto. Dialogando tra colleghi, si lamenta che in molte consolle lavorano, come qualcuno li definiti i "djetti", che con cd masterizzati o con controller e PC, per  pochi euro occupano il posto di chi fa questo lavoro per professione. In confronto agli inizi di carriera di molti professionisti, che pur di "mettere quattro dischi" suonavano anche gratis, i "quattro euro", dei giovani di oggi è già un gran passo avanti. Chiudo con la mia convinzione che i corsi o scuole non sono quelle create per imparare ad usare i software più blasonati ma questo è un altro discorso: ne parleremo in una prossima occasione...

 

 Scuola per dj...o anche no?
su Slide n°16 pag 68

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