DJ Culture Blog
[ 02/01/2013 ]

dj Oggi

Sono giovane e non conosco il passato quanto voi forse, ma mi sento in obbligo di rispondere a tutti. Ho cominciato a fare il dj a 17 anni (ora ne ho solo 23) perchè mi piace far ballare la gente. Non ho mai messo un disco solo perchè piace a me o perchè fa figo, ma perchè funziona. Non ho mai fatto il fenomeno proponendo musica nuova perchè devo credermi il numero 1 e credere che tutti gli altri dj non sono capaci, ma propongo solo ed esclusivamente quello che sono sicuro che funziona. Non mi piace usare sotfware per suonare, non so suonare con i vinili, ma non per questo giudico un "ragazzino che usa virtual dj o tracktor come " non capace" o non dj o un "vecchio" che suona con i vinili il numero 1. Il dj capace è colui che riempe la pista, fino a chiusura indipendentemente da quante persone ci sono: il dj capace guarda la pista; la gente si sta infilando la giacca per andarsene a casa e il  dj capace mette un disco che gli fa posare la giacca e continuare a
ballare fino a che il proprietario del locale dice: basta, si chiude.Il dj è un lavoratore che fa parte del locale, non una special guest che fa la primadonna, ma neanche un coglione che porta gente per suonare gratis. Il dj si accorge di qualunque cosa stia succendendo nel locale e si comporta di conseguenza.Quindi nonostante la pirateria abbia decisamente ucciso la musica e iproduttori, pirateria o non, tecnologia o meno, la differenza la fa chi sa lavorare a 360 gradi e non certo perchè sa mettere due dischi atempo. Non diamo la colpa ad altri, alla pirateria, alla tecnologia,cerchiamo di lavorare meglio degli altri avendo occhi puntati su tutto il locale e le sue situazioni, guardiamo chi lavora più di noiottenendo risultati e prendiamo esempio: se hai la pista piena (e non perchè la gente l'hai portata tu) sai lavorare se è vuota non sei capace a fare il dj. PUNTO. Mrko Markino

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La necessità di sintesi è un terribile tiranno, al quale a malincuore mi assoggetto.
1) Il primo club dj della storia fu il britannico Guy Stevens, e per lui mettere i dischi era un fatto di modernità, moda e orgogliosa appartenenza a un gruppo identitario.
2) Il primo disco dj della storia fu lo statunitense Terry Noel, e per lui mettere i dischi voleva dire indurre ad andare al bar a bere più gente di quanto potesse fare una band che suonava dal vivo.
3) I djs del northern soul britannico erano collezionisti di rarità discografiche dal ritmo "anfetaminico" (di norma dai 130 bpm in su).Il loro scopo era accompagnare con la musica la lunga azione dei pasticconi dell'epoca.
4) I club djs italiani anni 60-70 erano radio djs che cercavano di guadagnare qualche soldino in più (pochi).
5) I disco djs delle origini a New York avevano come scopo il "total trip".
6) I disco djs dell'era disco (circa dal 75 in avanti) erano quasi dei musicisti, e il loro scopo era la promozione discografica ; in questo riuscirono a superare i radio djs, e perciò alcuni di essi iniziarono giustamente a percepire compensi astronomici.
7) Il primo house dj della storia, che secondo me fu Ron Hardy e non Frankie Knuckles, voleva ritornare al "total trip" perchè l'era disco era drammaticamente finita.
8) I primi house djs di scuola europea erano disco djs "riciclati" e il loro scopo era "arrivare alla pensione". Però, come quasi tutti i djs della vecchia scuola, erano molto bravi.
9) Tra i djs "nati nella house music" si distinguono alcune differenti figure e cioè :
- house music superstars = professionisti strapagati capaci di riempire di folla le
  discoteche ; pieni di carisma e dal look accattivante, potrebbero invece essere
  sostituiti al mixer da uno scimpanzè ammaestrato ;
- djs internazionali = buoni professionisti ben pagati, che girano il mondo e tendono a
  specializzarsi, in modo da rendere personale la loro playlist ; purtroppo queste persone
  non fanno alcuna promozione musicale, e utilizzano le loro capacità al 10 % ;
- djs drum'n'bass = nostalgici, specie britannici, dei ritmi velocissimi ; alcuni di
  essi sono diventati djs internazionali ;
- normali djs house = poveri ragazzi pieni di passione, poco pagati e sfruttati, che
  tentano disperatamente di trovare la loro dimensione, senza possibilità di riuscirci
  perchè il loro limite è proprio la musica che amano.
- house djs emergenti = ex pornostar ; hanno scoperto di poter fare i soldi anche senza
  concedersi più di tanto.
Questi erano il passato e il presente. E il futuro ? Andare oltre la house music, e la strada giusta, secondo me, è la creatività. La forma più facile di creatività potrebbe essere la rielaborazione, ma anche questa richiede comunque grande cultura, preparazione  ed esperienza. Oltre ad essere un vero creativo, il dj del futuro dovrà anche avere le caratteristiche del promotore, ossia saper fare un progetto da presentare alla gestione del locale, con le caratteristiche della credibilità, attuabilità e accettabilità. Mi pare infatti inutile sparare sui gestori, che hanno già enormi problemi di sopravvivenza e non
possono essere preparati più di tanto nel campo musicale.   
Ciao Max Look dj
Una tua personale opinione sul mondo dei dj: Scrivete a info@djing.it 


Riporto con il consenso dell'autore Simone Chiavistelli questo post

Questa mattina mi sono svegliato "strano", con un tarlo in testa riguardante la Siae... leggete e fate le vostre considerazioni...
Ho in mente una bella melodia... decido allora di buttare giù un progettino sul mio Live, un bel groove di batteria, basso bello pieno e rotondo, un bel sinth che interpreta in pieno la mia idea di melodia... stesura e fatto!
Davvero bello, lo sento mio questo pezzo... anche perchè l'ho pensato io, suonato io, masterizzato io... ma perché sia ritenuto tale da tutti e salvaguardare il mio diritto d'autore va depositato! Pago la mia quota d'iscrizione alla Siae, 200 e passa euro e deposito il mio brano.
Il mio disco, mi piace a tal punto che decido di proporlo in serata... ma come faccio?? Non ho un cd bollinato Siae, ce l'ho solo in digitale dentro il pc e se lo masterizzo infrango le leggi inerenti il diritto di copia e riproduzione... anche se il brano è mio! L'ho fatto io...
Decido allora di fare la famosa licenza DJ tanto pubblicizzata dalla Siae... altre 200 e passa euro per acquisire il diritto di duplicare e riprodurre in pubblico il mio disco...
Ma aspetta un attimo, la licenza DJ prevede che io sia in possesso di una copia originale legalmente acquistata... quindi, per essere in regola... o ho il cd col bollino Siae... oppure la ricevuta d'acquisto digitale da parte di iTunes o Beatport dove si certifica che sono stati pagati i diritti Siae...
Quindi deposito il mio brano anche su Beatport, acquisto legalmente il mio brano... e finalmente, ottenuta la ricevuta via mail, posso suonare in serata il mio adorato brano, da me interamente realizzato di cui io solo sono l'autore legalmente riconosciuto! Ma quanto mi è costato?? Quasi 500 Euro per suonare roba mia... mi sono perso qualcosa??
Amici, vorrei tanto sapere che cosa ne pensate... sono io che non capisco qualcosa? O c'è qualcosa che non va nella mia storiella? Ma all'estero, esiste l'equivalente della Siae italiana o è la solita italianata?? Ma quando i dj stranieri suonano in Italia (quasi tutti con cd masterizzati o pc e controller) hanno la loro bella licenza DJ? Chi sa cosa ne pensano i miei amici di facebook Piero Fidelfatt i e Riccardo Sada
Come diceva Arbore... meditate gente meditate... Simone Chiavistelli

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Determinate ma ha ribato troppo spazio ai musicisti! La musica e arte e non deve essere impoverita dai groove o dai VST. Il rischi è grade perchè il DJ potrebbe accentrare la musica su di se impoverendola inesorabilmente.. il risultato come possiamo già notare è negativo e devastante... Ad ognuno il suo ruolo.. Viva La MUSICA!!!
Francisco Rojos

è un mondo in continua evoluzione pultroppo la tecnologia facilità abbastanza questo settore e si sta perdendo l'idea del dj professionista che mixa con giradischi e non sta li dietro solo a premere bottoni... Il vero problema secondo me, non è l'età per cominciare a fare il dj...sono completamente d'accordo con voi tutti.Una cosa per me sinchè la si può fare la si fà punto e basta,senza limiti d'età.Chiaramente,come in ogni lavoro prima si comincià meglio è,ma questo non è un problema insormontabile.Bisogna pur dire,che uno diventa DJ vero solo dopo anni di esperienza e pensare a questi banbinetti che con la loro musica piratata e l'uso di sincronizzatori automatici per accordare le battute dei brani,vogliono fare credere che il mestiere del dj sia quello!.Beh sono fessi i gestori dei locali che li fanno pure suonare,per emergere ci vuole innanzitutto talento,pazienza e cero bisogna anche portargli le persone al gestore del locale.Ma ci vuole tutto questo insieme,non solo le conoscenza,si finisce poi con il dare una cattiva immagine del Dj,che è un vero musicista al di la di quello che certa gente insipida può pensare.Ecco perchè poi la massa pensa che il dj lo possono fare tutti ed il mercato del lavoro in questo settore,peggio di qualche altro diventa sempre più duro,proprio per la cattiva informazione e la testa quadra di certa gente...a partire dai gestori dei locali i primi.La tecnologia non c'entra niente ragazzi,ogni era a le sue tecnologie,le sue mode ecc....asoltatemi,è la testa che deve cambiare di certa gente se vogliamo che le cose cabino e non solo in questo settore.


Richard dj


 il mondo del dj e uguale a tutti gli altri tutti luoghi comuni aggiungo solamente che in giro c'e' troppa gente che crede che indossando una cuffia si diventa dj
Enzo Pandetta (PA)


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